Alessandro Bagnato
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30 Jan
30Jan

Per John Allan Hobson, il sogno, soprattutto nella fase REM, può essere interpretato come un pattern generatore di realtà virtuale.

John Allan Hobson è stato uno dei più influenti neuroscienziati del sonno del Novecento. Professore ad Harvard, ha rivoluzionato lo studio dei sogni proponendo l’idea che, durante la fase REM, il cervello generi simulazioni interne paragonabili a vere e proprie realtà virtuali, spostando il sogno dal simbolismo puro a un processo neurocognitivo attivo. 





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Il sogno, la fase REM e la mente che non dorme

Ci sono notti in cui il sonno non arriva. O meglio: il corpo si stende, gli occhi si chiudono, ma la mente resta accesa. In questi giorni di insonnia persistente mi sono ritrovato, quasi inevitabilmente, a tornare su un tema che ho studiato a lungo durante il mio percorso universitario in filosofia e scienze umane: il sogno, e in particolare ciò che accade nella fase REM del sonno. Scrivere di sogni mentre si dorme poco è un paradosso solo apparente. È proprio quando il sonno manca che la mente si rivela in tutta la sua intensità: pensieri che affiorano senza essere chiamati, immagini frammentate, ricordi che bussano prima ancora che il buio faccia il suo lavoro. È da qui che nasce questa riflessione, ed è da qui che prende forma questo articolo.



La fase REM: quando il cervello si fa mondo

Gli scienziati chiamano REM (Rapid Eye Movement) quella fase del sonno in cui il cervello mostra un’attività sorprendentemente simile a quella della veglia. Gli occhi si muovono rapidamente sotto le palpebre chiuse, i muscoli sono quasi paralizzati, ma l’attività neurale è intensa. È in questa fase che si concentrano i sogni più vividi, narrativi, emotivamente carichi.Dal punto di vista neuroscientifico, la REM è un laboratorio interno: il cervello riorganizza informazioni, consolida la memoria, rielabora emozioni. Ma ridurre il sogno a una semplice funzione biologica sarebbe un errore concettuale. Il sogno non è solo un effetto collaterale del sonno: è un’esperienza, un fenomeno della coscienza.Ed è qui che entra in gioco una delle teorie più affascinanti del Novecento.


Hobson e il sogno come realtà virtuale

Il neuroscienziato J. Allan Hobson ha proposto una teoria radicale: il sogno, soprattutto nella fase REM, può essere interpretato come un pattern generatore di realtà virtuale. Secondo Hobson, il cervello non “riproduce” semplicemente ricordi durante il sogno, ma costruisce mondi. Utilizza frammenti di memoria, emozioni, percezioni corporee e li combina in simulazioni coerenti, seppur spesso bizzarre. In altre parole, mentre dormiamo, il cervello diventa un motore di realtà.Questa idea è potente perché ribalta la prospettiva classica: il sogno non è una copia distorta della realtà, ma una realtà alternativa generata internamente. Una realtà senza vincoli fisici, senza coerenza logica stringente, ma non per questo priva di senso.Dal punto di vista filosofico, la teoria di Hobson dialoga con una domanda antica: quanto di ciò che chiamiamo “realtà” è una costruzione della mente?


Filosofia, sogno e coscienza

Da Platone a Cartesio, da Freud alle neuroscienze contemporanee, il sogno è sempre stato un banco di prova per la comprensione della coscienza. Se nel sogno viviamo esperienze che percepiamo come reali, cosa distingue davvero la veglia dal dormire?Durante i miei studi in filosofia e scienze umane mi sono occupato proprio di questi nodi: la soglia tra conscio e inconscio, il ruolo dell’immaginazione, la costruzione del sé. Oggi, a distanza di anni, mi accorgo che queste domande non hanno perso forza. Anzi, tornano con più urgenza quando il sonno si spezza.L’insonnia non è solo assenza di riposo. È uno spazio mentale in cui il pensiero si dilata, spesso senza controllo. È il momento in cui la mente, privata del sonno profondo, resta sospesa in una sorta di vegliar-sognante: non del tutto sveglia, non ancora addormentata.


Quando il sogno non arriva

Cosa succede quando non entriamo davvero nel sonno profondo? Quando la fase REM è frammentata, interrotta, instabile?Accade qualcosa di interessante: i contenuti che normalmente verrebbero “assorbiti” dal sogno restano in superficie. Pensieri irrisolti, ansie, immagini ricorrenti si presentano prima di dormire, come se chiedessero attenzione. È come se la mente, privata del suo spazio notturno di simulazione, cercasse di elaborare tutto prima.In questo senso, l’insonnia diventa una lente. Ci mostra quanto il sogno sia necessario non solo per riposare, ma per dare forma all’esperienza. Senza sogno, la realtà resta grezza.


Blogalmente: il diario della mente

Questo articolo si inserisce naturalmente nel progetto Blogalmente, che nasce come spazio di esplorazione della mente, dei suoi processi, delle sue contraddizioni. Il sogno è uno dei luoghi privilegiati di questa esplorazione: è il punto in cui neuroscienza, filosofia ed esperienza personale si incontrano.Blogalmente non cerca risposte definitive, ma connessioni. Non semplifica, ma attraversa. Il sogno, inteso come realtà virtuale generata dal cervello, è una metafora potente anche per la vita quotidiana: ogni giorno costruiamo narrazioni, interpretiamo il mondo, generiamo significati.Forse la differenza tra chi sogna e chi è sveglio non è così netta. Forse siamo sempre, in qualche misura, immersi in una simulazione mentale.


Conclusione provvisoria

Scrivere di sogni mentre si soffre di insonnia è un atto di resistenza cognitiva. È un modo per restare dentro il pensiero, anche quando il corpo chiede tregua. La fase REM, le teorie di Hobson, la filosofia della mente ci ricordano una cosa essenziale: la mente non smette mai di lavorare, nemmeno quando vorremmo che lo facesse.E forse, capire i sogni significa proprio questo: imparare ad ascoltare ciò che la mente produce quando non è costretta a obbedire alla realtà esterna.Il resto, come sempre, resta da esplorare.




Con questo articolo inauguro la categoria Filosofia di Blogalmente: uno spazio di indagine critica sulla mente, sulla coscienza e sui confini tra esperienza e realtà. Una filosofia vissuta, che dialoga con le scienze e nasce dall’osservazione diretta del pensiero mentre accade



Articolo  a cura di Alessandro Bagnato per Blogalmente – riflessioni, pensiero critico


Alessandro Bagnato è il fondatore e CEO di Blogalmente, il progetto digitale che sintetizza visione, stile e libertà di pensiero.
Consulente marketing per formazione e imprenditore per inclinazione naturale, ha dato vita a Blogalmente come estensione autentica del proprio approccio: pensiero indipendente, creatività non convenzionale e uno sguardo lucido sui linguaggi della comunicazione contemporanea.
Nel suo blog, ogni contenuto è il riflesso di una mente curiosa e analitica, che non si limita a osservare il cambiamento ma lo interpreta e lo anticipa. Alessandro non segue le tendenze: le legge prima che diventino sistema. Non rincorre le opinioni: le costruisce.

Blogalmente non è solo una piattaforma editoriale, ma un manifesto digitale in cui idee, strategia e visione si incontrano per generare valore reale.Un professionista con una direzione chiara e una missione precisa: trasformare il digitale in uno spazio di crescita per chi sceglie di evolvere, senza compromessi.

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