La memoria non è un anniversario
“La memoria è un vaccino contro l’indifferenza.”Liliana Segre

Ci sono frasi che il tempo non consuma.
Al contrario, più passano gli anni, più diventano scomode.Il Giorno della Memoria dovrebbe essere questo: non una parentesi emotiva, ma una lente. Una lente attraverso cui osservare ciò che siamo diventati. Perché la memoria, se resta confinata al passato, è solo storia. Se invece interroga il presente, diventa responsabilità.
Liliana Segre aveva otto anni quando le leggi razziali la espulsero dalla scuola. Non dai campi di concentramento: dalla quotidianità. Dalla normalità.Ed è proprio qui che la storia smette di essere “lontana”.
Perché l’orrore non inizia con i treni piombati. Inizia prima. Inizia con parole nuove, con categorie inventate, con confini morali che si spostano lentamente.Tutto avviene in modo graduale, amministrativo, apparentemente razionale.
Finché l’ingiustizia diventa procedura.
E la disumanizzazione diventa linguaggio.
Ogni 27 gennaio ripetiamo “mai più”.
Ma raramente ci chiediamo “mai più cosa, esattamente? ”Mai più i campi?
Mai più le deportazioni?
O mai più l’indifferenza che le ha rese possibili?Perché se ricordare significa solo guardare indietro, allora è un gesto sterile.
Se invece ricordare significa riconoscere i meccanismi — allora diventa scomodo. E necessario.

Negli ultimi giorni, le immagini e le notizie che arrivano dagli Stati Uniti parlano di operazioni dell’ICE sempre più aggressive: arresti, deportazioni, famiglie spezzate, esseri umani ridotti a dossier. Il paragone con il passato non va mai usato come slogan. Ma ignorare le somiglianze strutturali è altrettanto pericoloso.Quando uno Stato costruisce un nemico interno.
Quando il linguaggio ufficiale disumanizza.
Quando la sicurezza diventa una giustificazione totale.
Quando l’opinione pubblica si abitua. La Gestapo non nacque come simbolo del male assoluto.
Lo divenne perché l’indifferenza le lasciò spazio.
E allora la domanda non è retorica, è urgente: Cosa significa ricordare, se l’uomo continua a commettere gli stessi errori? Forse ricordare non serve a impedire il male.
Serve a impedirci di far finta di non vederlo.Serve a scegliere da che parte stare quando la storia non è ancora scritta, ma solo annunciata.
Liliana Segre non chiede vendetta.
Chiede attenzione.La memoria, come ogni vaccino, funziona solo se viene somministrata prima che la malattia si diffonda. E solo se il corpo sociale non rifiuta la cura.Ricordare oggi significa:
Perché la storia non si ripete mai identica.
Ma spesso fa rima.
Questo articolo non è un atto di accusa.
È una presa di posizione. Nel Giorno della Memoria scelgo di credere che ricordare non sia un gesto passivo, ma una responsabilità attiva. Un impegno a riconoscere i segnali, anche quando sono scomodi. Soprattutto quando sono scomodi.Perché se la memoria è davvero un vaccino contro l’indifferenza, allora non basta celebrarla una volta l’anno.
Bisogna praticarla. Ogni giorno.
History
La storia non è un elenco di date o di eventi conclusi. È una trama viva che continua a parlarci, a interrogarci, a metterci di fronte alle nostre responsabilità.In questa sezione di Blogalmente la storia viene letta come strumento di comprensione del presente: attraverso testimonianze, riflessioni critiche, opere letterarie e cinematografiche, analizziamo i momenti che hanno segnato l’umanità e ne esploriamo le conseguenze culturali, sociali e morali.History è uno spazio dedicato alla memoria consapevole, al valore del ricordo e alla necessità di non semplificare ciò che è stato complesso, doloroso, decisivo. Perché conoscere la storia significa imparare a riconoscere i segnali del nostro tempo e scegliere, ogni giorno, che tipo di futuro costruire.

Articolo per Blogalmente – riflessioni, pensiero critico e memoria consapevole.
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