Giorgio Gaber : "Io non mi sento italiano, ma per fortuna o per purtroppo, lo sono"..


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25 Mar
25Mar

FILOSOFICAMENTE – Rubrica a cura di ALESSANDRO BAGNATO



Mi scusi Presidente, cantava Giorgio Gaber, nella sua hit "Io non mi sento italiano". Una canzone, che se andassimo a controllare il testo ci accorgeremmo che nonostante fu pubblicata nel 2003, sia ancora attualissima. Ma è questo il bello delle canzoni, di questi grandi autori che resteranno nella storia della musica e della umanità, e l'Unesco gli dovrebbe eleggere Patrimoni Mondiali di Cultura.


Detto questo, la canzone del cantautore italiano, cade come si suol dire a fagiolo, in questo momento così difficile della nostra nazione. Infatti, ci racconta di un modo di operare che fa parte sempre del "Made in Italy" e non c'è Coronavirus che tenga. Anche in questa ennesima situazione di difficoltà, la nazione si è coesa, si è stretta verso un unico obiettivo, per evitare il propagarsi del contagio. Ma al tempo stesso, una parte della popolazione, non tutti gli italiani ovviamente, hanno pensato che fosse più opportuno uscire di casa, riunirsi per una birretta in compagnia, (tanto non ci farà nulla) senza prendere sul serio i provvedimenti che il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte sta varando in questo ultimo periodo. Certo sono tanti, sino ad ora, i così detti e ormai noti, "Dpcm", come ha detto lo stesso Presidente, sono veramente tanti. Per non parlare delle autocertificazioni che stanno cambiando quasi ogni giorno.


Non possiamo però dire che il Governo non stia muovendo un dito per depennare questa situazione. Sfido chiunque a dire il contrario ma spetta anche a noi italiani fare il  compito che ci viene assegnato. 


Infatti notiamo alcuni degli atteggiamenti che ci lasciano veramente senza parole, dato che ci sta qualcuno che ancora oggi,  non si preoccupa dell'epidemia contagiosa del virus, oramai conosciuto in tutto il pianeta, ma preferisce appropriarsi in discussioni e atteggiamenti che entrano nella top ten, ossia, nella super classifica del pressapochismo all'italiana. Inviando immagini in tutta la nazione di cattiva natura civica e di cattivo gusto nel rispetto di quelle vicende che si racchiudono nel concetto stesso di etica. Perché nonostante non venga detto da nessuno, tutto ciò che vediamo tra dirette social, su Facebook, Whatsapp, Instagram, e tutte le altre app più diffuse, quello che evince è ben  ravvisabile. Si è in preda a dare un buono esempio di se stessi perché in questo momento non si può fare altrimenti. 


Però anziché insegnare prima ai nostri figli una cultura italiana diversa, una cultura civica diversa, pensiamo di farcela con qualche diretta sui social. Addirittura le app sopra citate, in questo momento, non sono in gradi di controllare i video, le dirette che vengono effettuato, non hanno insomma il così detto controllo da remoto, per via dell''innumerevole uso che si ha a oggi dei  programmi di messaggistica istantanea.

Bisogna, però, lanciare un lancia a favore di Facebook e tutte le altre app.  In questo momento così delicato, ci offrono la possibilità di riuscire a sentirci con le persone a noi più vicine senza spostarci da casa, ma comodamente sul divano di casa. Già di per sè questa è una rivoluzione e di questo, io che sono appassionato di comunicazione digitale da tempo, non posso che essere contento e felice. Ci sono perà alcuni aspetti che vanno valutati.


Si tratta veramente di un cambiamento?


In termini realistici potremmo anche ammettere che è così, ma in termini macrologici non lo possiamo certamente dire. Attraversiamo adesso un momento di forte accensione dei riflettori sulla tecnologia e sul mondo del digitale, ma è preda del momento e non di un'accurata crescita del fenomeno, almeno in Italia. Da noi, i dati che abbiamo in possesso e facilmente reperibili con una classica ricerca su Google, ci dicono che i social più gettonati hanno sempre numeri di consumo molto elevati ma che quest'ultimi adesso sono notevolmente aumentati. 

Aumentati, non per una reale esigenza, ma per una serie di situazioni che hanno reso possibile tutto      

questo. Il paese è chiuso e la comunità è tenuta a rimanere nelle proprie case. Le scuole sono chiuse e i ragazzi devono continuare l'attività didattica in "smart working", ossia, studiano da casa. Gli operatori dei servizi digitali, anch'essi si sono operati per usare questo tipo di servizio. Ma è solo un momento che ben presto ci farà svegliare e ci farà tornare a dove eravamo. 


Naturalmente queste tecnologie vivono ora di splendore e sperano che il periodo duri ancora per molto tempo. Ma sappiamo già che non è così!


Infatti, credo, che passato il periodo, non vedremmo più questa interazione all'uso del digitale e delle sue funzioni più nobili per fare tutte le mansioni che si potrebbe fare nell'arco della giornata di ognuno. Non credo che avremo modo di vivere intensamente tutto ciò, anzi, credo che ben presto ci sveglieremo da questo sogno e saremo di nuovo al punto di partenza di questa evoluzione al contrario.


Neanche in questo periodo, si sta riuscendo nell'impresa di far comprendere agli utilizzatori di questi servizi che la "digitalizzazione non è smartphone", ovvero, digitale non vuol dire che esiste perché non tutti usiamo il cellulare per collegarci sui social. Vuol dire, invece, che non esso, siamo in grado di fare una serie innumerevoli di cose che neanche gli illuministi più in gamba hanno mai immaginato o ipotizzato. Abbiamo uno strumento in mano che rappresenta veramente quella che gli inglese chiamano l' "IA", l'intelligenza artificiale, e rappresenta quindi il top dell''evoluzione sin qui fatta, sin dai tempi della teoria di Darwin, e non siamo in grado di utilizzarla. 

Ciò si evince, a mio modo di vedere, soprattutto nei giovani che dovrebbero rappresentare il grido di battaglia del nuovo mondo,  ma in realtà sono i Nonni che devono spiegare loro cosa possano fare con la tecnologia. Sono troppo occupati a guardare il telefono e le chat, a fare selfie a usare Tik Tok, una delle app del momento, che preoccuparsi di altro. 

Su ciò, noi italiani rispetto agli altri paesi del mondo, siamo veramente indietro anni luce. Negli alti paesi più sviluppati, il concetto della tecnologia è più radicato. Qui nel bel paese, è invece, sinonimo ...."Mi faccio un selfie"..

In compenso però ci accomuna con i paesi esteri del globo, la stessa sensazione di paura, lo stesso sentimento di dispersione, come è accaduto da noi. Corse ai supermercati, liti per strada, e ecc..  Su questo almeno siamo uniti nella stesso prato. 

Ma si sà siamo pure sempre italiani e nessuno potrà mai cambiarci, e mai nessuno potrà indicarci una via diversa. Quindi parafrasando Gaber, potremmo dire che aveva ragione a rivolgersi al Presidente dicendogi che:

 


"Mi scusi Presidente.... 

Io non mi sento italiano, ma per fortuna o per purtroppo, lo sono"


Chissà cosa avrebbe detto,  sul momento che stiamo vivendo! 


 Alessandro Bagnato - Scopri di più su Ale da qui!