Filosoficamente: Parliamo di San Giuseppe "Festa del papà"..


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18 Mar
18Mar

FILOSOFICAEMNTE  - RUBRICA A CURA DI ALESSANDRO BAGNATO



Prendo spunto per porre a specie la mia riflessione partendo da quello che noi oggi tutti ci accingiamo a festeggiare, vale a dire, San Giuseppe, anche sinonimo della “Festa del Papà”.


Il punto è questo: San Giuseppe rappresenta, a mio avviso, il salvatore delle nostre anime, è colui che diede i natali a chi divenne il “Salvatore”, dell’anima dell’uomo. È quell’uomo che ha compiuto un gesto semplice ma di assoluta temperanza e magnificenza verso l’uomo e la sua anima. San Giuseppe, nonostante fosse un umile falegname, è riuscito a compiere un gesto che è rimasto nell’eternità. Ci ha donato a noi tutti  la possibilità di vivere per l’eternità.



Credo che in questo giorno così importante per tutti ci si debba mettere un attimo a riflettere e comprendere ciò che fece quest’uomo. In tal modo si potrebbe forse comprendere effettivamente la grandezza continua della salvezza dell’uomo.

San Giuseppe è, quindi, a mio avviso, sinonimo di “Salvezza”. Una salvezza che non è tangibilmente visibile ma è meramente probabile. La sua probabilità è data da una percezione sensoriale che deriva solo dal trascendentale e non dall’effimero risultato visivo. La “Salvezza” è un elemento che va oltre la visione dell’uomo e per questo egli fa fatica a comprendere un gesto, un significato pieno di significato come la giornata in memoria di “San Giuseppe”. Egli, che fu padre terreno di “Gesù”, divenne con un gesto semplice, “padre” di ogni uomo e di ogni anima.


Credo che il risultato dato da San Giuseppe sia proprio questo.

Invito tutti a riflettere e comprendere le gesta di questo valoroso uomo che ha fatto un qualcosa che ha “rivoluzionato” l’uomo, ha dato la genesi e non la morte dell’anima.

Ora riporto quanto già scritto nel mio saggio “Le finestre dei pensieri” edito dalla Booksprint Edizioni, appunto sul concetto di morte che qui è ipoteticamente disegnata. Trascrivo un breve estratto del Capitolo IX – Le finestre della morte: << Una morte che non è reale. Una morte che è crudele ma allo stesso modo esiste. Una morte che percuote l’anima dell’uomo. Una morte che non è oggettiva ma è soggettiva. Una morte che è vista come l’unica certezza assoluta terrena. Nel credo popolare, la morte ha sempre rappresentato per l’uomo un luogo mistico, inarrivabile, qualcosa che non era udibile ma visibile. Nella morte si crea tangibilmente la fine del corpo dell’uomo, ma la sua innata essenza vive ancora. La morte non è uno “status quo” dell’uomo. La morte è una pura apparenza della concupiscenza dell’uomo.>>


Non fermiamoci alle apparenze e cerchiamo di comprendere che cosa c’è dietro a ciò che osserviamo e vediamo.

BUONA FESTA  DEL PAPÀ!


 Alessandro Bagnato - Scopri di più su Ale da qui!